dicembre 7, 2018 10:00 am

Cambiare è possibile…basta sapere come

3 consigli per iniziare il tuo cambiamento ora.

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In conclusione a questo anno, in cui ti ho invitato più volte a considerare la gestione dei collaboratori da prospettive diverse e a mutare atteggiamento, voglio presentarti una sintesi dei concetti presenti in uno dei libri più pratici ed illuminanti che io abbia mai letto sul change management: “Switch -Come cambiare quando cambiare è difficile”, scritto da Chip e Dan Heath.

I due autori usano una metafora molto riuscita per spiegare la lotta intestina che avviene dentro di noi quando vogliamo inserire una buona e sana abitudine nella nostra vita ed incontriamo una forte resistenza interna nel farlo. Immagina un elefante grande e pesante guidato da un uomo piccolo e leggero, seduto sulla sua groppa. La guida dà all’elefante le indicazioni di dove andare e lo fa utilizzando la forza del ragionamento. La guida infatti è analitica e utilizza il pensiero razionale. L’elefante segue la guida ma a volte si ribella e si dirige dove meglio crede spinto dalle emozioni. Capisci bene che per quanto la guida possa essere intelligente e analitica difficilmente riuscirà a domare un bestione che ha scelto un’altra destinazione.

È proprio quello che succede quando vuoi adottare uno stile di vita più sano e funzionale, ad esempio alzandoti presto la mattina per andare a correre o fare esercizi in casa e, nonostante “la guida” la sera precedente ti abbia indotto a puntare la sveglia un’ora prima e a preparare tuta e scarpette, ecco che la mattina “l’elefante” ti tiene dentro il letto facendoti apprezzare il tepore e la dolcezza di starsene ancora sotto le coperte.

Ti è mai successo?

Bene, sei in grande compagnia. L’essere umano è fatto così: una parte razionale che decide “a tavolino” quale sia la cosa migliore da fare ed una parte emotiva che ci fa prendere decisioni “insensate” che gratificano la nostra parte emozionale. Il pezzetto di cioccolato dopo cena quando siamo a dieta ad esempio o passare ore e ore davanti alla tv quando avevamo deciso di iniziare a leggere di più.

Alla luce di queste considerazioni, i due autori individuano 3 elementi cardine da prendere in considerazione per aiutarci a modificare i nostri comportamenti.

  1. INDIRIZZARE LA GUIDA: quel che sembra resistenza è spesso una mancanza di chiarezza.

A volte fai fatica a mettere in pratica un cambiamento significativo perché la tua guida analizza eccessivamente le informazioni a sua disposizione. Stai lì a pensare qual è il modo migliore per dimagrire, ad esempio: “Vado in palestra o chiamo un personal trainer?”, “Elimino degli alimenti o riduco le porzioni?”. Davanti a tutte le possibili opzioni la tua guida finisce per rimanere ferma a pensare, riflettere su quale sia la scelta migliore prima di agire e nel frattempo tu non ti muovi verso il cambiamento.

Dai un indirizzo preciso alla tua guida. Digli dove vuoi andare. Se ci pensi non è molto diverso da quello che ti diciamo noi di Fare.Utili™ ogni qual volta ti invitiamo a definire con grande precisione il tuo obiettivo.

  1. MOTIVARE L’ELEFANTE: quel che sembra pigrizia spesso è solo stanchezza.

Per guidare l’elefante la guida ha bisogno di esercitare tanta forza di volontà. Ma la forza di volontà è una risorsa esauribile. Pertanto se hai passato la giornata a mantenere la massima calma con un cliente importante in una situazione potenzialmente conflittuale dove l’elemento vincente è stato proprio il self control, è normale che quando sei a casa e devi scegliere se metterti a cucinare un minestrone di verdure leggere con un solo filo d’olio o ordinare una pizza, la seconda opzione è quella che riscuote maggiore successo. Hai esaurito la tua forza di volontà. Hai tenuto a bada il tuo elefante fino alla fine della riunione, ora la tua guida è stanca e l’elefante ha il sopravvento.

È importante convincere il tuo elefante a cooperare, altrimenti la guida da solo non ce la farà a tenere la rotta a lungo. Pertanto è essenziale riuscire a coinvolgere il tuo lato emotivo nelle decisioni. Sono le esperienze emotivamente forti quelle maggiormente correttive. Pensa ad esempio ad una persona che per anni ha cercato di smettere di fumare, le ha provate tutte, convincendosi che senza fumo la sua vita sarebbe cambiata in meglio. E magari per un breve periodo di tempo è riuscita anche a smettere ma poi, senza nemmeno accorgersene, ci è ricascata. Un bel giorno gli viene un infarto, si vede passare la vita davanti agli occhi e teme fortemente di perdere le persone a lui care, ecco che come d’incanto smettere di fumare non è più questa grande fatica. L’elefante si è convinto a collaborare.

  1. TRACCIARE IL PERCORSO: quello che sembra un problema di persone è spesso un problema di situazione.

A volte noi facciamo delle cose, senza essere spinti da ragioni razionali o da impulsi emotivi. Si inseriscono degli automatismi che ci fanno agire non tanto per perseguire il risultato di un’analisi fatta dalla guida, né per seguire il piacere suggerito dall’elefante. Chissà quante volte hai commesso un errore in buona fede, pur sapendo che non era la cosa giusta da fare e non ti portava nemmeno nessun gran beneficio. Ti faccio un esempio: ti è mai capitato di decidere di comprare qualcosa in un negozio, andare alla cassa, pagare, ritirare lo scontrino e poi di lasciare la tua busta con l’acquisto sul bancone? A me si.

A volte facciamo le cose senza avere la massima concentrazione su quella determinata cosa o avendola su qualcos’altro. Sarebbe uno sforzo inutile pretendere di essere sempre sul pezzo, ogni tanto la nostra mente ha bisogno di riposarsi e stacca un po’ la spina. E allora come facciamo a evitare certi errori? Cambiando le situazioni. O meglio creando delle situazioni in cui non ci è consentito fare errori. Se tu crei delle situazioni in cui ti muovi in un binario predefinito in cui non è più possibile commettere l’errore, allora a prescindere dalla guida e dall’elefante tu ti garantirai il raggiungimento della tua meta.

Ti faccio un esempio che puoi vivere ogni giorno. Le banche hanno usato lo stratagemma del tracciare il percorso per evitare che le persone che andavano al bancomat per prelevare lasciassero la loro carta nella macchina. Infatti da diversi anni, prima di ritirare i soldi, l’ATM ti chiede di ritirare la carta e se tu non ritiri la carta non puoi prelevare. Le banche hanno costruito un percorso obbligato che ti permette di non commettere l’errore, in buona fede, di lasciare la tua carta nella fessura del bancomat.

Pertanto a volte non hai né da dare chiarezza alla guida, né da motivare l’elefante, hai semplicemente bisogno di costruire un percorso obbligato che ti porti dove vuoi arrivare, senza possibilità di deviazioni o défaillance.

Il libro è molto più bello ed interessante di quanto io non ti abbia raccontato. Potrebbe essere una ottima lettura durante le vacanze natalizie per riprendere il 2019 con una marcia in più.

Buona lettura 😊

Sabina Morreale

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Questo articolo è stato scritto da Sabina Morreale

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