maggio 25, 2018 10:00 am

Perché negare i propri sentimenti è pericoloso e accettarli può non bastare

Negare i propri sentimenti può rivelarsi pericoloso ma anche accettarli può non bastare. Ecco una soluzione.

negare-i-propri-sentimenti-e-pericoloso

Negare:

  • “fare finta che non esista”
  • “agire senza prendere in considerazione uno specifico fattore”

 

Negare i sentimenti:

  • “fare finta che i sentimenti (propri e altrui) non esistano”
  • “agire senza prendere in considerazione i (propri e altrui) sentimenti”

 

Secondo te, cosa comporta?

A naso, non cose buone. Comunque, pensiamoci. È vero, lo so, lo facciamo sempre. Lo facciamo per i migliori motivi possibili: per il quieto vivere, per farci apprezzare, per sentirci amati. E quindi lo facciamo.

Ma ci è utile, farlo? Eh. Grande domanda.

Proviamo a rispondere, ma diversamente dal solito.

Proviamo non a negare i sentimenti, quanto a negare, chessò… le tasse. Neghiamo le tasse, facciamo finta che non esistano e che quindi non le si debba pagare. Bello, vero?

Un’intera giornata negando l’esistenza delle tasse. Cosa comporterebbe, farlo? Eh, se lo facciamo troppo, finiamo che non le si paga e che il fisco ci venga a bussare alla porta.

Utile negare le tasse? Lascio a te le conclusioni.

Ma a qualcuno potrebbe piacerne negarne l’esistenza. Quindi proviamo a negare qualcos’altro, rispetto alle tasse e ai sentimenti.

Neghiamo le automobili.

Si, so cosa ti puoi domandare: “Che senso ha negare le automobili? – “Se le negassi e camminassi per strada, rischierei di venire investito! È pericolosissimo!”

Esatto. Negare le automobili, non lo faresti mai. Perché hai bene in testa il rischio enorme che accadrebbe se tu lo facessi.

E chissà cosa accadrebbe se si negassero pranzi, figli, polvere (che solitamente finisce sotto al tappeto), mogli, clienti e mariti.

Insomma, succederebbe un patatrac! E a te, piacciono i patatrac?

Quindi, se sembrerebbe rischiosissimo negare cose comuni come le automobili o i clienti, perché negare i nostri sentimenti? Siam matti? Perché lo facciamo?

Perché nessuno ci ha insegnato altrimenti. Il problema dell’Italiano è che non è educato ai propri sentimenti. Attenzione, non dico che non sappia emozionarsi, anzi. Ci emozioniamo fin troppo, come cultura. Ma non siamo educati ai nostri sentimenti. Non siamo educati a ascoltarli, accoglierli, riconoscerli, prendercene la responsabilità.

Non siamo educati a farli evolvere. Eppure…

Questo è importante: Neanche accettare i sentimenti, basta. Accettarli significa – semplicemente – sapere che ci sono. Qualcosa come:

“Si, provo rabbia quando i miei dipendenti non fanno come dico e lo accetto”.

“Si, provo dolore quando controllo l’estratto conto e mi rendo conto che non ci pago nemmeno le bollette e lo accetto”.

“Si, provo nostalgia del mio vecchio lavoro, e lo accetto”.

“Si, so che sono molto dura con me stessa e lo accetto”.

Ma mai ci domandiamo che caspita vogliamo vivere di diverso al posto di queste emozioni.

In pratica si accetta di soffrire senza porsi la domanda se si può fare qualcosa di diverso. Diventiamo martiri delle nostre pulsioni emotive!

Ma la verità è un’altra. I sentimenti, come le emozioni, sono comunicazioni che il nostro sistema nervoso ci trasmette perché vuole dirci qualcosa. Qualcosa di utile, di importante, di fondamentale. E finché noi non cogliamo quel messaggio, loro continueranno a dircelo, come sanno fare meglio:

  • schiacciandoci il petto
  • distruggendoci lo stomaco
  • facendoci perdere la lucidità
  • distruggendoci la schiena

Perché così hanno imparato a comunicare con noi. Per questo dobbiamo farle evolvere, perché così potranno imparare altri modi per comunicare con noi.

Comunicare con noi. Che poi è un modo per accelerare la comprensione di noi stessi.

Quindi, accettare o negare i sentimenti, in entrambi i casi facciamo un lavoro a metà. Un lavoro completo prevedrebbe l’evoluzione dei nostri sentimenti. Così che si possa:

  • agire diversamente
  • sentire diversamente
  • vivere diversamente

E tu, vuoi far evolvere i tuoi sentimenti? O vuoi continuare a combattere tra il negarli e l’accettarli?

 

Antonio Amatulli

 

 

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Questo articolo è stato scritto da Antonio Amatulli

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